Tra le notizie sulla crisi d’impresa, che raramente lasciano spazio all’ottimismo, c’è un dato che merita attenzione. La composizione negoziata funziona. E funziona sempre meglio.
I numeri diffusi da Unioncamere a novembre 2025 mostrano uno strumento in piena maturità. Dal suo avvio nel novembre 2021, le istanze presentate dalle imprese in difficoltà hanno superato quota 3.600. Gli esiti positivi sono stati 423, il doppio rispetto all’anno precedente. Il tasso di successo, che nei primi anni di sperimentazione era modesto, si è consolidato intorno al 20% e nell’ultimo trimestre del 2025 ha toccato il 25%.
Tradotto in termini concreti: le imprese che hanno avviato la composizione negoziata coinvolgono circa 136.000 lavoratori. Di questi, 23.000 posti di lavoro diretti sono stati salvaguardati grazie a percorsi di risanamento conclusi con successo. Senza contare l’indotto, che moltiplica il dato in modo significativo.
Cos’è la composizione negoziata, in pratica? Una procedura volontaria e riservata. L’imprenditore che si trova in condizioni di squilibrio economico-finanziario — ma non ancora in una situazione irreversibile — può attivarla attraverso la piattaforma telematica di Unioncamere. La Camera di Commercio competente nomina un esperto indipendente che affianca l’imprenditore nelle trattative con i creditori. L’obiettivo è trovare un accordo che permetta all’azienda di continuare a operare, ristrutturando il debito e rimuovendo le cause della crisi.
Rispetto alle procedure concorsuali tradizionali, i vantaggi sono evidenti. L’imprenditore mantiene la gestione dell’azienda. Le trattative sono riservate, il che protegge la reputazione commerciale dell’impresa e la fiducia di clienti e fornitori. I tempi sono contenuti: in media 320 giorni per completare il percorso. I costi sono più bassi rispetto a un concordato preventivo. E soprattutto è possibile richiedere misure protettive del patrimonio, che impediscono ai creditori di aggredire i beni dell’azienda durante le trattative.
I dati lombardi sono particolarmente significativi per le imprese del nostro territorio. La Lombardia gestisce il 23% delle istanze nazionali — quasi una su quattro. Dall’avvio della procedura a giugno 2025, nella regione sono state risanate 95 imprese con un totale di 4.708 posti di lavoro salvati. L’area Milano–Monza–Lodi concentra il 63% delle richieste di misure protettive presentate in Lombardia.
C’è però un rovescio della medaglia che i dati rendono altrettanto evidente. Tra le procedure concluse con esito negativo, il 53% fallisce per l’insuccesso delle trattative e il 33% perché al momento dell’istanza non esistevano più concrete prospettive di risanamento. Il che significa una cosa sola: l’imprenditore si è mosso troppo tardi. La crisi aveva già consumato le risorse necessarie per negoziare da una posizione credibile.
L’Osservatorio Unioncamere rileva anche un altro dato critico. Solo il 3,5% delle imprese italiane dichiara di aver istituito adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili, quelli previsti dall’art. 2086 del Codice civile. Senza questi strumenti di monitoraggio, l’imprenditore non ha visibilità sullo stato reale della propria azienda e quando decide di agire, spesso il tempo utile è già trascorso.
Chi si salva, invece, ha un profilo riconoscibile. Le aziende che concludono la composizione negoziata con successo sono mediamente più strutturate: dispongono di sistemi di controllo di gestione, hanno documentazione contabile affidabile, e si presentano al tavolo delle trattative con un piano credibile. La tempestività dell’intervento fa il resto.
Per le imprese che attraversano una fase di difficoltà — o che iniziano a riconoscerne i segnali — la composizione negoziata rappresenta oggi lo strumento più efficace per tentare il risanamento senza passare per il tribunale. Ma il presupposto è muoversi quando c’è ancora qualcosa da negoziare.
La nostra Organizzazione affianca imprenditori e aziende nella valutazione dello stato di crisi e nella definizione del piano di risanamento. Conoscere le cause del dissesto, stimare l’entità dello squilibrio e individuare la procedura più adatta alla propria situazione è un percorso che richiede competenze specifiche. Se avete dubbi sulla salute finanziaria della vostra azienda, potete richiedere un parere di massima gratuito: è il modo più rapido per capire se e come intervenire.
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